Rhodophyta, Alghe Coralline 1600 specie

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Indice

Rhodophyta, Alghe Coralline per acquario marino

Osservazioni sull’allevamento in acquario di alghe coralline (RHODOPHYTA) e vantaggi apportati al sistema.

Introduzione

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Foto 1. Alghe coralline con talli a morfologia “crostosa” non genicolata fotografate nella vasca dell’autore.

La coltivazione di Rhodophyta, alghe coralline è uno dei temi attualmente più discussi tra gli acquariofili di barriera internazionali, soprattutto da quando alcune aziende Usa hanno iniziato la commercializzazione di preparati liquidi da somministrare agli acquari marini, contenenti spore assortite di diverse specie selezionate di alghe calcaree.



Curiosando online, soprattutto sui siti stranieri, si leggono decine di "formule segrete", tecniche speciali, trucchi e consigli, per far crescere le alghe coralline in un acquario di barriera, ma alcune di queste non hanno nessuna evidenza scientifica, o sono tese solo a pubblicizzare direttamente o indirettamente prodotti commerciali.

Al fine dunque di porre un po’ di chiarezza, ho voluto effettuare una ricerca compilativa su siti accreditati scientificamente e sulle banche dati, per estrapolare notizie certe e studi confermati dalla comunità scientifica mondiale.

Queste utilissime alghe calcaree hanno da sempre affascinato gli acquariofili marini, per la loro bellezza, per le loro forme e per i loro colori.

Esse sono molto rappresentate, ne sono state descritte più di 1600 specie, ed altre devono ancora essere classificate.

Le coralline hanno un impatto estetico elevato in acquario, in quanto assumono svariate gradazioni del rosso, del rosa, del magenta e del viola, ma non mancano specie verdi o bianche a seconda della quantità dei pigmenti accessori che contengono.

E’ proprio la diversa concentrazione di questi pigmenti, all’interno delle singole specie ad offrire questa vasta gamma di tonalità.

Le alghe coralline apportano ad ogni acquario svariati benefici, tra i quali in sintesi;

  • inibizione alla colonizzazione dei substrati da parte di alghe “pioniere”, alghe non nobili e indesiderate, es: filamentose, patinose, ecc.
  • produzione in fase luminosa di ossigeno,
  • assorbimento in fase luminosa della CO2,
  • assorbimento dei nutrienti,
  • produzione di sostanze attraenti le larve di moltissimi organismi bentonici compresi i coralli,
  • stabilizzazione nel tempo della rocciata,
  • notevole impatto estetico.
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Foto 2. Alghe coralline fotografate nella vasca dell’autore, si osservano talli a morfologia prostrata ed eretta, “non genicolata” e “genicolata”.

Le alghe coralline (Rhodophyta)

Le alghe coralline appartengono al Phylum delle alghe rosse, (Rhodophyta), se ne annoverano circa 5-6000 specie, (Natural History Museum, London, Seaweeds, Life Series, D. Thomas, ISBN 0-565-09175-1. 2002), ma altri studi addirittura ne stimano circa 10.000 (Biology of the Red Algae, W. J. Woelkerling, An introduction, in K. M. Cole & R. G. Sheath), Cambridge University Press, Cambridge, pp. 1–6, ISBN 0-521-34301-1. 1990), diffuse in tutti gli oceani del mondo, dove spesso coprono quasi il 100% dei substrati rocciosi.

Le Corallinales (Corallinaceae, Rhodophyceae) sono alghe calcaree che appartengono alla Classe delle Florideophyceae, sono macroalghe ad alto contenuto di Mg-calcite e sono considerate tra gli organismi più vulnerabili all'acidificazione oceanica (OA).

La loro presenza e distribuzione, il tasso di crescita e la deposizione di carbonato di calcio ad alto contenuto di magnesio le  rendono  indicatori  biologici  capaci  di  fornire  informazioni  sui  cambiamenti biochimici e fisici dell’ambiente in cui vivono (ENEA Centro Ricerche Ambiente Marino S. Teresa, La Spezia Determinazione del tasso di crescita dell'alga corallina elongata (Rhodophyta) in ambiente controllato e in ambiente naturale tramite utilizzo dei marcatori alizarin (red) e calcofluor white Gabriella Cerrati M. Nannini Andrea Bordone C. Lombardi S. Aliani Lucia De Marchi, 2002).

Queste specie giocano un ruolo fondamentale nei sistemi costieri come fonti alimentari e promotori di insediamento, oltre ad essere coinvolte nella stabilizzazione dei reef e nell'equilibrio dei carbonati dell’acqua, (PUBMED; Photosynthesis and mineralogy of Jania rubens at low pH/high pCO2: A future perspective; Porzio, Buia, Ferretti, Lorenti, Rossi, Trifuoggi, Vergara, Arena, 2018).

L’ordine Corallinales (Rhodophyta) è caratterizzato da alghe calcaree in grado di costruire strutture biogeniche giocando un ruolo chiave come promotori di biodiversità, produttori di carbonato di calcio e per la loro importanza come indicatori ambientali.



Hanno origine da una base incrostante da cui sviluppano diversi ”habitus” di crescita: forme articolate con talli a portamento eretto, non articolate con talli liberi dal substrato, forme erette con talli incrostanti, laminari, provvisti di escrescenze e forme prostrate con talli incrostanti, laminari, privi di escrescenze (Pueschel  et  al., 1996).

Queste alghe sono abbondantemente diffuse lungo le coste di tutto il mondo, dalle regioni tropicali fino a quelle polari (Steneck, 1986) e si distribuiscono dal piano infralitorale superiore, fino a quello circalitorale, dunque sono estremamente ubiquitarie.

Tra le principali componenti degli ecosistemi bentonici, le Coralline svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista biologico ed ecologico (Foster, 2013), aumentando la complessità tridimensionale dell’habitat grazie alla complessità delle loro strutture.

Le alghe coralline sono componenti importanti delle barriere coralline e sono coinvolte nella loro costruzione attraverso la calcificazione, la cementazione, la sintesi di composti antivegetativi e la sintesi di sostanze allochimiche per favorire il reclutamento, la sedimentazione e la metamorfosi delle specie di barriera.

Quando i talli di queste alghe aderiscono ad un substrato duro edificano “bio-concrezionamenti” o “formazioni biocostruite” (Laborel et  al.,  1994;  Bellan  &  Santini,  1994), (Researchgate - Bio-costruzione e bio-distruzione di Corallinales nel Mar Mediterraneo G Bressan, L Babbini, L Ghirardelli- Biologia marina, 2001), favorendo l’insediamento di  molti  organismi che trovano rifugio nelle  loro  strutture (Taylor, 1984; Arsenault & Himmelman, 1996; Lewis & Eby, 2002), giocando, così, un ruolo chiave  nella  promozione  della  biodiversità,  ( Ecological goods and services of coral reef ecosystems F Moberg, C Folke - Ecological economics, 1999).

Inoltre, la loro abbondanza e la capacità di accumulo di cristalli di carbonato di calcio nella loro parete cellulare, le rendono organismi di fondamentale importanza nel ciclo del carbonio.

Uno sguardo da vicino a quasi tutte le coste rocciose intercotidali o alla barriera corallina rivelerà un'abbondanza di macchie rosa, grigio-rosato, distribuite su tutta la superficie rocciosa.

I colori di queste alghe sono tipicamente rosa, e varie gradazioni del porpora e del rosso, alcune specie possono essere viola, giallo, blu, bianco o grigio-verde.

In sintesi presentano clorofilla a accompagnata da diversi carotenoidi mascherati dai pigmenti rossi localizzati nei ficobilisomi, xantofille e diverse ficobiline, come ficoeritrina (rossa), ficocianina (blu), alloficocianina (blu), anch’esse localizzate all’interno dei ficobilisomi (Alghe fanerogame del Mediterraneo C. Rodriguez -Prieto e altri edizioni Il Castello, 2015).

Le alghe coralline svolgono un ruolo importante nell'ecologia dei substrati bentonici rocciosi e nelle barriere coralline.

Molti organismi si nutrono di alghe calcaree tra i quali ricci di mare, pesci pappagallo, patelle, chitoni e molti Gasteropodi.

Nel Mediterraneo temperato, le alghe coralline sono i principali costruttori della tipica barriera algale calcificata, tipicamente incrostanti, che contraddistinguono le scogliere coralligene, (Researchgate Ballesteros E., Mediterranean coralligenous assemblages: A synthesis of present knowledge. Oceanography and Marine Biology - an Annual Review 44: 123–130 - 2006).

Alcune specie possono vivere a diverse profondità, che vanno da ambienti intercotidali periodicamente esposti, fino a notevoli profondità, intorno alla massima penetrazione della luce ("Diversity of coralline red algae: Origination and extinction patterns from the early Cretaceous to the Pleistocene". Paleobiology,  Aguirre, J.;Riding, R.; Braga, J.C.- 2000).

Alcune specie possono tollerare acque salmastre o ipersaline, ("A lagoonal crustose coralline algal micro-ridge: Bahiret el Bibane, Tunisia" Thornton, Scott E.; Orrin, H. Pil SEPM Journal of Sedimentary Research. 48. doi:10.1306/212F7554-2B24-11D7-8648000102C1865D - 1978).

Solo una specie vive in acqua dolce, Pneophyllum cetinaensis, (Scientific reports  - First freshwater coralline alga and the role of local features in a major biome transition, Ante Žuljević, Sara Kaleb, Viviana Peña, M Despalatović, I Cvitković and more 2016).

Molte sono epifite (crescono su altre alghe o angiosperme marine), o epizoiche (crescono su animali), e alcune sono addirittura parassitarie su altre coralline.



Nonostante la loro ubiquità, le alghe coralline sono poco conosciute dagli ecologisti, e persino dai filologi specializzati, dunque a volte c’è confusione nella determinazione delle specie meno note.

Inoltre considerando l’elevato numero di specie descritte, anche tra gli algologi marini si creano discussioni interpretative nella determinazione delle specie considerando le morfologie che possono variare, influenzate dalle diverse zonazioni di crescita (Woelkerling, Wm.J.1988), (Science direct - The coralline red algae: An analysis of the genera and subfamilies of non-geniculate Corallinaceae. Natural History. London, UK: British Museum. ISBN 978-0-19-854249-0).

Le coralline sono attualmente raggruppate in due famiglie sulla base delle loro strutture riproduttive e sono divise in due gruppi anche se non è una suddivisione tassonomica; le coralline genicolate articolate, le coralline non genicolate non articolate. (Taylor, Thomas N; Taylor, Edith L; Krings, Michael (2009). Paleobotany: the biology and evolution of fossil plants. ISBN 978-0-12-373972-8).

Le coralline genicolate sono organismi ramificati, simili ad alberi, che sono attaccati al substrato da talli calcificati con capacità di adesione con funzione di aptere.

Gli organismi sono resi flessibili da sezioni non calcificate (genicula) che separano sezioni calcificate più lunghe (intergenicula).

Le coralline non genicolate variano da pochi micrometri a croste di diversi centimetri di spessore. Sono spesso a crescita molto lenta, e possono svilupparsi su rocce, scheletri di coralli, conchiglie, ed altre alghe.

Le croste possono essere da sottili fogliose a spesse croste, possono produrre protuberanze che vanno da un millimetro a diversi centimetri di altezza e sono fortemente aderenti.

Esistono anche esemplari non fissati alla roccia che rotolano sul fondo, gli esemplari non attaccati prendono la denominazione di rodoliti, possono formare palle relativamente lisce e compatte a talli verrucoso o frutticoso.

La complessità morfologica dei rodoliti migliora la diversità delle specie e può essere utilizzata come descrittore non tassonomico per il monitoraggio ecosistemico bentonico qualitativo (Reserchgate "Monitoring deep Mediterranean rhodolith beds". Aquatic Conservation Marine and Freshwater Ecosystems, Basso D, et al. 26 (3): 3.doi:10.1002/aqc.2586, 2015).

Come Propagare le alghe coralline in acquario.

Tra gli acquariofili si discute spesso sui sistemi e sulle tecniche che possano incrementare il numero delle alghe coralline in acquario, sia per fattori estetici, sia per contrastare lo sviluppo sui substrati delle alghe meno nobili.

Le alghe calcaree spesso entrano nei nostri acquari con l’inserimento delle rocce vive, con le basette dei coralli o in altro modo occasionale e fortuito.

L’ideale sarebbe potere inserire direttamente le spore delle alghe coralline in gran numero già in fase di avviamento della vasca.

Si sta ricercando molto in USA per formulare dei prodotti liquidi ricchi di spore di alghe coralline selezionate, sia per criteri estetici, sia con caratteristiche di resistenza maggiori che possano consentire un tempo di sopravvivenza dopo il confezionamento di alcune settimane.

Indo Pacific Sea Farms ad esempio, è un azienda che si occupa di ricerca in questo settore e vende confezioni di alghe coralline starter selezionate, particolarmente prolifiche.

Anche ARC Reef ; (Atlantic Reef Conservation)  un impianto di acquacoltura autorizzato situato a Miami, Florida, concesso in licenza sotto la National Oceanic and Atmospheric Administration, (il Department of Agriculture e la Florida Fish and Wildlife Conservation Commission) che produce rocce vive, sta studiando le alghe coralline epifitiche soprannominate "Purple Helix", si tratta di una combinazione di alghe dai colori vivaci di viola e rosa.

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Foto 3. Alghe coralline fotografate nella vasca dell’autore, si osservano talli a morfologia eretta, genicolati.

L’obiettivo è quello di perfezionare delle colture starter di queste "Purple Helix", per la rete commerciale, al fine di creare degli inoculi per gli acquari in maturazione o già avviati, vendute in comodi flaconi.

ARC, attualmente ha messo in commercio dei mix di Coralline Algae particolarmente epifitiche e resistenti un prodotto chiamato “Pink fusion” che contiene 6 specie di alghe coralline (rosa, rosa crema, rosa chiaro, fucsia, rosa caldo, lavanda e magenta).

Le specie di coralline cambiano leggermente colore a seconda dell'ambiente, specialmente con differenze di illuminazione e livelli di magnesio, ma queste specie di coralline rimangono generalmente entro queste tonalità descritte.

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Foto 4. Alghe coralline crostose, si osservano talli a morfologia prostrata, non genicolata.

Una volta inserite in acquario in un determinato numero, le coralline, si adattano alle condizioni chimico fisiche dell’acqua velocemente dopo un breve periodo di quiescenza.

Per potersi diffondere velocemente, necessitano infatti di parametri dell’acqua “dedicati” e da tempo infatti molti famosi brend producono soluzioni di sali appositamente studiate simili in composizione tra di loro, che vedremo nel paragrafo successivo.

Un'altra tecnica di propagazione delle alghe coralline è quella basata sulla frammentazione dei talli.

Tale tecnica prevede la rottura in acqua di mare in piccoli pezzetti di varie specie di alghe coralline, campionate da vari substrati, polverizzandoli in frammenti o in alcuni casi effettuando “un frullato” di talli calcarei per poi “seminarli” direttamente nell’acquario.

Questa “sospensione” in acqua di mare viene introdotta disperdendola in aree volute all’interno dell’acquario, possibilmente spegnendo per un breve tempo lo skimmer.

Anche durante le operazioni di pulizia dei vetri anteriori e laterali, raschiando i vetri con una lametta, la corallina distaccata in frammenti si propagherà attraverso la corrente d’acqua, stabilendosi in altri punti dove una parte ricomincerà a crescere formando nuove colonie.

Un'altra tecnica per la propagazione delle alghe coralline meno conosciuta e forse meno agevole è quella dello shock termico.

Questa tecnica prevede di campionare una certa quantità di alghe coralline ed inserirle in una seconda vaschetta con una temperatura più alta di diversi gradi centigradi 3-4 °C rispetto a quella della vasca principale.

Le alghe vengono pulite con un pennellino (l’operazione di pulizia va eseguita mantenendo immersi in acqua i campioni), quindi vanno sospese nella vaschetta, appoggiandole sopra un sostegno in  rete plastica  al  fine  di  indurre  la  pervietà  dei corpi riproduttivi,  e  il conseguente  rilascio delle spore. (Bressan & Babbini, 2003).

Al disotto del supporto in rete plastica potete porre delle pietre piatte a ricoprire il fondo come un pavimento, per la captazione delle spore.

Di norma le spore delle Corallinaceae aderiscono al substrato  mediante  briglie  mucopolisaccaridiche  ed  iniziano  rapidamente  a  dividersi,  secondo  un  piano morfogenetico caratteristico, con piani di clivaggio specie – specifici, (SIBM - Società italiana di biologia marina - BRESSAN G. & L. BABBINI, Corallinales del Mar Mediterraneo: guida alla determinazione, Genova 2003).

Più specie di Coralline si introducono in vasca, maggiore sarà la diversificazione specifica e maggiore sarà la probabilità di avere più specie in crescita sulle rocce vive allevate in vasca, inoltre avendo diverse esigenze, il sistema sarà più stabile e maggiormente saturato.

Fattori limitanti e fattori predisponenti la crescita delle alghe coralline in acquario.

Molti studi confermano che ci sono fattori certi, limitanti e fattori predisponenti lo sviluppo.

Per quanto riguarda i fattori limitanti, evidenze scientifiche evidenziano il pH basso, l’instabilità della triade, bassi livelli di calcio, magnesio, e bicarbonati.

Inoltre è evidenza scientifica che le alghe coralline non rispondono bene a livelli elevati di fosfati e di nitrati, tale aumento dei livelli inibisce o addirittura ne blocca la crescita.

In particolare i fosfati non dovrebbero essere indicativamente superiori a 0.02 mg/l ed i nitrati non superiori ai 5 mg/l.

Anche la temperatura è un parametro limitante, molte specie di alghe coralline infatti sono sensibili alle alte temperature, e superata la soglia massima critica sbiancano.

Utilizzando Corallina officinalis si è dimostrato che queste alghe subiscono uno sbiancamento a temperature simili a quelle che causano lo sbiancamento dei coralli.

Lo sbiancamento sembra essere associato a notevoli aumenti dell'enzima bromoperossidasi (VBPO) contenente vanadio.

Questo enzima è coinvolto nell'eliminazione del perossido di idrogeno (H2O2) e genera il potente agente brominato/ossidante acido ipobromo (HOBr, probabilmente presente come Br+).

Questo è usato per sintetizzare composti organici alogenati volatili (VHOC) da un pool di molecole organiche accettanti.

Un lavoro in vitro ha dimostrato che questo enzima è efficace nello sbiancamento dei pigmenti accessori fotosintetici a base di ficobilina che si trova in parte nei cloroplasti.

I dati presentati in questo studio supportano l'ipotesi che l'aumento della temperatura porta ad un aumento della produzione cellulare di H2O2 e di altre specie reattive dell'ossigeno che si traduce in un aumento del VBPO con un successivo aumento di HOBr/Br+ seguito dallo sbiancamento dei pigmenti quando la capacità di produrre VHOCs è stata superata.

L'aggiunta dell'antiossidante esogeno mannitolo infatti riduce sia lo sbiancamento dei pigmenti che l'induzione del VBPO.

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Foto 5. Alghe coralline fotografate nell’acquario dell’autore con tallo a morfologia eretta, genicolata.

(Temperature stress-induced bleaching of the coralline alga Corallina officinalis: a role for the enzyme bromoperoxidase, Holly Latham, Bioscience Horizons: The International Journal of Student Research, Volume 1, Issue 2, , Pages 104–113, June 2008 ).

Tra i fattori stimolanti invece, si è visto che la stimolazione alla proliferazione delle alghe calcaree avviene con concentrazioni alte di Calcio superiori ai 400 - 440 mg/l e di circa 1400 mg/l per il magnesio, la durezza carbonatica dovrebbe essere superiore

a 8 dkh, alcuni autori suggeriscono anche 9 dkh, inoltre si consiglia l’aggiunta programmata di iodio, e stronzio, ad esempio ioduro di potassio e cloruro di stronzio.

Negli anni, diversi appassionati hanno testato con successo l’aggiunta in acqua di alcuni specifici sali, un integrazione costante alla vasca, che effettivamente ne ha stimolano la crescita e la propagazione.

Queste formulazioni sono successivamente state prodotte commercialmente con diversi nomi, un po’ da tutte le maggiori aziende del settore acquariologico e si sono dimostrate di valido aiuto, si è visto essere integrazioni di sali quali calcio magnesio bicarbonati stronzio e iodio.



In altre formulazioni prodotte da altre case vengono aggiunti oltre a questi elementi anche manganese e zinco ed alcuni elementi traccia, per le reazioni biochimiche implicate nella fotosintesi.

La parte più difficile tuttavia è il giusto calcolo, nel tempo, del dosaggio adeguato, il quale è influenzato direttamente o indirettamente da diversi parametri della vasca, onde evitare pericolosi sovradosaggi.

Per quanto riguarda l’illuminazione, in generale, la maggior parte delle specie presenti nei nostri acquari preferisce un ambiente moderatamente illuminato, con radiazione indiretta, sul limite dei toni attinici con tutte le tonalità del blu fino al verde, le loro ficobiline, sono infatti in grado di utilizzare la luce nelle lunghezze d’onda comprese tra circa 440 ed i 580 nm.

Malgrado queste lunghezze d’onda stimolino la maggior parte delle coralline, questi suggerimenti sono generali, in quanto dipende nello specifico dalla provenienza e dalle biocenosi delle specie allevate, infatti alcune specie crescono in pieno piano fitale, altre in ambiente sciafilo, fino al limite della penetrazione luminosa, dunque con esigenze molto diverse.

Infatti presentando clorofilla a, diversi carotenoidi, xantofille e diverse ficobiline, hanno capacità di adattamento notevoli, che gli permettono di colonizzare selettivamente biocenosi molto diverse in termini di radiazione luminosa e spettro, non si può a priori parlare di condizioni luminose valide per ogni specie.

I vantaggi derivanti dall’allevamento delle alghe coralline in acquario.

Le alghe coralline sono considerate una parte vitale ed importante di ogni sistema acquario.

La crescita delle alghe coralline sono considerate un bio marker positivo, segno di un ambiente sano, con ideali valori d'acqua, esse infatti proliferano con parametrie simili a quelle ottimali anche per i coralli duri.

Questi organismi sono particolarmente rispondenti alle alterazioni del sistema acquario tanto da essere considerate da molti acquariofili dei veri e propri indicatori empirici del nostro tank.

Inoltre assorbono i nutrienti, la C02 e producono ossigeno.

Assorbono il carbonio per la fotosintesi e la calcificazione, dove il calcio è immagazzinato come carbonato di calcio all'interno delle pareti cellulari.

Sono queste pareti cellulari che crescendo cementano tra di loro le nostre rocce, assemblando tra loro le particelle e consolidando negli anni la struttura rocciosa da noi costruita.

Più sana è la crescita delle alghe coralline, meno è probabile che le alghe “fastidiose” cresceranno, questo grazie alla captazione dei substrati e all’inibizione esercitata dai loro biofilm ricchi di sostanze chimiche inibenti le epifite.

I biofilm, sono molto studiati in quanto si è scoperto essere importanti attrattori ed inibitori di specie epizoiche ed epifitiche.

Prodotti dalle alghe coralline crostose (CCA), impediscono la crescita delle alghe meno nobili, in quanto sono forti inibitori al loro insediamento, e viceversa sono uno dei più importanti attrattori per l'insediamento degli stadi larvali di molti organismi, dalle larve di corallo a quelle di molti invertebrati, (NCBI - US National Library of Medicine National Institutes of Health; Clear input Impacts of light limitation on corals and crustose coralline algae Pia Bessell-Browne, corresponding author1,2,3 Andrew P. Negri,1,3 Rebecca Fisher,1,3 Peta L. Clode,2 and Ross Jones1,3 2017),

(NCBI - US National Library of Medicine National Institutes of Health; Johnson CR, Sutton DC. Bacteria on the surface of crustose coralline algae induce metamorphosis of the crown-of-thorns starfish Acanthaster planci. Mar. Biol. 1994;120:305–310. doi: 10.1007/BF00349692. 2015).

I biofilm di barriera (in particolare i microrganismi associati al CCA) sono dunque importanti come punti di insediamento per una gran varietà di invertebrati marini, compresi i coralli.

Sebbene sia ben noto che l'insediamento e il reclutamento di larve di invertebrati marini varia a seconda dei fattori abiotici e biotici; idrodinamica, luce, temperatura, gravità, pressione, struttura superficiale e presenza di conspecifici, (Rodriguez et al., 1993), le larve di numerose specie di invertebrati marini, tra cui Poriferi, Echinodermi, Policheti, Molluschi, Tunicati, Briozoi e Cnidari si insediano e si metamorfosano con maggiore facilità in risposta a biofilm batterici che si formano sulle alghe coralline (recensito da Wieczorek e Todd, 1998), (PUBMED - Elevated seawater temperature causes a microbial shift on crustose coralline algae with implications for the recruitment of coral larvae Nicole S Webster,1, Rochelle Soo,1 Rose Cobb,1 and Andrew P Negri1- 2011).



La caratteristica delle alghe coralline di inibire dunque con i loro biofilm batterici le alghe non nobili epifitiche e di stimolare invece l’insediamento di larve di organismi animali è un’evidenza scientifica ed un’importante scoperta che evidenzio a tutti voi, valida anche nelle nostre vasche marine.

Conclusioni

Questo articolo compilativo, riassume un’ampia ricerca che ho condotto sui principali siti mondiali, e banche dati, al fine di ottimizzare le notizie e filtrare solo gli studi accreditati, in un’ottica di rigore scientifico ho voluto porre all’attenzione degli appassionati acquaristi ed acquariofili marini, le ultime scoperte fatte.

Malgrado molte informazioni contenute fossero già note, l’articolo conferma le teorie menzionate e pone all’attenzione degli appassionati nuovi studi.

Un altro aspetto che vorrei porre alla vostra attenzione da tenere presente, quando si allevano importanti quantità di coralline, è quello della concorrenza diretta che esse esercitano per l’approvvigionamento dei minerali biodisponibili con i coralli duri. (Reefbuilders.com/ Coralline Algae, What Is It And How To Grow It: Jake Adams Jan 26, 2017).

Alghe coralline a morfologia prostrata
Foto 6. Alghe coralline a morfologia prostrata fotografate nella vasca dell'autore.

Infatti malgrado si è tesi a sottovalutare questa concorrenza, le alghe coralline utilizzano calcio, carbonato magnesio e molti oligoelementi, tra i quali i più importanti sono stronzio e iodio dunque la loro crescita esplosiva se non compensata da un aumento dei sopracitati minerali, è in diretta competizione con l’accrescimento dei coralli dell'acquario.

Sottolineo inoltre che diversi studi confermano da tempo che, molte specie di alghe coralline sono sensibili al rialzo termico delle acque marine causato dal fenomeno del surriscaldamento globale; il bleaching, purtroppo, colpisce dunque anche queste splendide alghe e non solo i coralli.

 

 

Buon reef

Alberto Cavallazzi

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