QUANDO UN PESCE SI AMMALA: LE INTOSSICAZIONI

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malattie pesci

Cosa fare quando i nostri pesci d'acquario si ammalano?
Come fare a capire quale malattia hanno contratto?
Quali i medicinali da usare?
In che dosi e come somministrarli?
Guarirà il pesce o morirà?

Queste le domande che ci poniamo appena notiamo che i nostri pesci hanno comportamenti anomali o presentano manifestazioni cutanee, protuberanze o filamenti che fuoriescono dalle branchie o dall'ano.

Le azioni da non compiere assolutamente sono:

- iniziare a provare medicinali senza avere la cognizione della malattia da combattere
- usare più medicinali contemporaneamente
- usare antibiotici nella vasca d'acquario
- usare i medicinali abusando nelle dosi
- toccare il pesce con le mani
- uccidere il pesce solo perchè presenta sintomi strani, spesso se ammalati e ben curati guariscono

E' doveroso dire circa gli antibiotici che vanno usati solo in casi di estrema gravità e solo a dosi e periodi consigliati, poichè se usati a dosi insufficienti non sortiscono gli effetti desiderati e se usati per periodi brevi rispetto la prescrizione anzicché debellare la malattia rafforzano l'agente patogeno rendendolo resistente all'azione dell'antibiotico stesso.

Appare evidente che per poter curare un pesce malato è necessario documentarsi.

Innanzitutto si presuppone che si sia a conoscenza di come il pesce si comporta nella normalità per poter individuare cosa di anormale c'è nel suo comportamento e quindi ne deriva che ha estrema importanza "l'osservazione" e la conoscenza della specie (ci si può documentare cercando on line schede riassuntive che riportino i valori dell'acqua e altre notizie utili).
Ad esempio non tutti i pesci che stazionano nella parte alta della vasca sono malati alla ricerca di ossigeno ma, semplicemente, perchè sono Anabantidi, cioè pesci che hanno una particolarità dell'organo respiratorio che permette loro di respirare anche aria e che nella fase della riproduzione costruiscono un nido di bolle.
Conoscere il pH dell'acqua ad esso compatibile rende il pesce più calmo, infatti a pH diverso il pesce tende a muoversi a scatti e schizzare fuori dalla vasca; 
conoscere l'habitat ideale un ambiente che possa offrire nascondigli quando è spaventato rende il pesce più sicuro;
la convivenza con altre specie compatibili rende il pesce più socevole e lo si vedrà circolare nella vasca più volentieri e magari anche formare delle coppie.

Vasca marina
Foto di una vasca marina

Una volta stabilito che il comportamento assunto dal pesce è un comportamento anomalo per la specie è necessario stabilirne la causa.

INDIVIDUARE LE MALATTIE

I passaggi necessari che dalla individuazione della malattia vanno all'applicazione di una terapia sono:

Eziologia
Patogenesi
Sintomatologia
Diagnosi
Attività di prevenzione
Terapia

Eziologia. Questa parola deriva dal greco (aitia = causa e logos = parola/discorso) e vuol dire studio delle cause che provocano determinati fenomeni

Patogenesi. Questa parola deriva dal greco (pàthos = malattia e gènesis = generazione/origine da) e vuol dire origine delle malattie cioè indica lo studio dei modi con i quali queste si sviluppano

Sintomatologia. Questa parola deriva dalla parola greca (symptoma = coincidenza) e vuol dire sintomo, fenomeno che accompagna una malattia e quindi l'insieme dei sintomi che caratterizzano una malattia

Diagnosi. Questa deriva dalla parola greca (giagnòsis = per mezzo + cognizione) e vuol dire cognizione dell'indole e sede della malattia per mezzo dell'osservazione dei fenomeni che l'accompagnano

Attività di prevenzione. Metodo per risolvere alla radice i problemi d'insorgenza delle malattie

Terapia. Questa parola deriva dal latino (therapìa = cura) e vuol dire il modo di curare le malattie

Sicuramente ciò che a noi è più semplice rilevare è la sintomatologia ed è proprio attraverso questa che cercherò di indirizzarvi verso la malattia e la possibile terapia. Ma prima ancora è nessario fare ancora una distinzione per rendere efficace una cura. E' necessario distinguere le malattie provenienti da virus, batteri, parassiti, funghi, da quelle derivanti da fattori ambientali ( ho già composto un articolo - clicca qui -), tra cui le intossicazioni e da quelle derivanti da fattori genetici e quindi ereditari.

LE INTOSSICAZIONI

Delle intossicazione, nel precedente articolo( malattie da fattori ambientali ), non ho accennato nulla, per cui lo faccio ora.

Effettuare un cambio di acqua abbondante che vada oltre del solito 10% del volume della vasca potrebbe aiutare ad eliminare potenziali tossicità dell'acqua. Purtroppo, anche usando i migliori test non si potranno mai rilevare elementi tossici, in quanto questi ultimi potrebbero anche non essere nitriti (i nitriti sono quelli maggiormente testati e ai quali spessissimo vengono attribuiti i malesseri dei nostri pesci) ma ammoniaca, difficilmente rilevabile dai test e molto più velenosa, oppure microrganismi algali tossici non visibili ad occhio umano oppure ancora fosfati o arsenico.

I fosfati hanno una particolarità, entrano in equilibrio tra fondo e acqua per cui sperare di eliminarli con dei semplici cambi è impossibile. La loro presenza spesso è dovuta al fondo della vasca allestito con terre inquinate, utilizzo di concimi fosfatici e abuso eccessivo degli alimenti per i pesci, per cui per limitarne la presenza occorre non abbondare nel mangime e costituire un fondo con materiale sicuro. Le due soluzioni vanno considerate entrambe, perchè se si limita solo il cibo i fosfati in acqua si presenteranno ugualmente provenienti dal fondo. Inoltre non bisogna dimenticare che la presenza dei fosfati incrementa le alghe, ma non solo le comunissime alghe ma soprattutto i cianobatteri, alga azzurra con alta tossicità, e non solo ma le alghe a loro volta sono i mezzi tramite i quali agenti patogeni si sviluppano interagendo con reciproci scambi.

L'arsenico, in modo particolare, può essere un elemento molto tossico, può anche essere presente nel fondo, introdotto dai concimi, ma sicuramente è presente nella nostra acqua nei limiti accettabili per il nostro organismo. Anche se talvolta si sono registrate concentrazioni superiori al limite massimo tollerato dalla direttiva CEE n. 80/778, come in Italia in alcune località della pianura lombarda e come presso sorgenti d'acqua particolari, come quelle termali, dove possono esserci concentrazioni di As particolarmente elevate in funzione della roccia sottostante e della sorgente d'acqua e che danno luogo alle cosiddette "arsenicosi croniche endemiche regionali", attribuite all'uso domestico di acqua naturalmente contaminata.

Nel terreno e nelle acque i composti dell'arsenico vanno incontro a processi di ossidazione, riduzione, metilazione e demetilazione. Questi processi nel terreno dipendono dalle specie microbiche presenti, dal potenziale di ossidoriduzione e dalla presenza di ioni che competono per i siti di legame. Alcuni di questi processi sono influenzati dal pH, dall'ossigenazione, dalla temperatura dell'acqua e dalla composizione dei sedimenti ed il risultato è la formazione di composti metilati, di diverso potenziale tossico, che possono essere assunti dai pesci con conseguenti intossicazioni.

Anche nei mangimi può essere presente. Pesci, crostacei e molluschi provenienti dall'ambiente marino possono contenere alti livelli di arsenico e possono contribuire in modo significativo all'assunzione giornaliera dell'elemento. L'accumulo è particolarmente elevato nei molluschi e nei crostacei e, specialmente se questi organismi vivono in acque contaminate, si può arrivare anche a concentrazioni intorno a 100 mg/kg mentre i pesci generalmente hanno livelli inferiori a 10 mg/kg.

Il cambio va effettuato con acqua adatta al tipo di pesce (dolce di rubinetto o dolce di osmosi), l'ottimale sarebbe l'uso di acqua di osmosi corretta con sali, una leggerissima sifonatura del fondo e badando che la temperatura non subisca sbalzi.

La sintomatologia legata all'intossicazione si manifesta con sintomi diversi, presenti anche contemporaneamente, ma evidenti su tutti i pesci della vasca e non solo su alcuni. Certo dipende dalla tossicità dell'agente velenoso e quando esso è presente in modo blando i sintomi possono manifestarsi anche dopo, quando i valori sono stati riportati alla normalità, e questo perchè il veleno ha leso lentamente gli organi interni o assottigliato lo strato di mucosa che ricopre il pesce permettendo la penetrazione di batteri, virus, etc.

- respirazione accelerata e boccheggiamento sotto la superficie dell'acqua
- decolorazione, aree rossastre sul corpo, opacità biancastra della pelle
- intensa secrezione di muco
- cambiamento di colore delle branchie e delle pinne
- disturbi dell'equilibrio
- urti a causa di limitate facoltà percettive
- paralisi, convulsioni, crampi, scatti
- aumento di diversi ectoparassiti

Se viene eliminata la causa potrebbe esserci un miglioramento, ma solo se il veleno non ha fatto troppi danni, in questo caso i pesci quasi certamente moriranno in conseguenza dell'avvelenamento.

Un'intossicazione si riconosce molto difficilmente se si trovano nell'acqua solo quantità minime di un veleno e i sintomi che compaiono soltanto col passare del tempo difficilmente sono ricondotti all'intossicazione stessa.

Ed è per questo che la prevenzione è la miglior cura, mantenendo l'acqua sempre in ottime condizioni facendo una costante manutenzione e soprattutto evitando di:

- far cadere accidentantalmente prodotti nella vasca
- mettere le mani nella vasca dopo aver usato creme e profumi
- pulire i vetri o il coperchio internamente con detersivi poichè nel coperchio si condensa il vapore che poi tornando acqua ricade nella vasca
- posizionare sostanze labili vicino la vasca e in particolar modo quando sono in funzione areatori
- abusare con il mangime e lasciare che questo giri per la vasca finchè non si scioglie. In principal modo quello proteico.

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